Lessing viene considerato uno dei principali
“illuministi di lingua tedesca” del XVIII secolo.. Egli non conobbe né
Volutamente in questo scritto non analizzo le
radici illuministiche del pensiero lessinghiano e le prendo come un dato
di fatto.
Da parte mia ho preferito andare più a
fondo, nelle pieghe nascoste del suo pensiero liberomuratorio. Se ci sono
riuscito non è compito mio dirlo.
Gnosi
liberomuratoria
Per Lessing i simbolismi dei rituali e
delle cerimonie sono l’espressione storica dello sviluppo dell’Ordine massonico
e dunque sono aporetiche nei riguardi del pensiero ideale della Libera
Muratoria. La loro continua trasformazione non offre garanzia di tradizione e
questa trasformazione si palesa come l’eterodossia di una tradizione ideale
volta al bene dell’umanità e che si svolge immutabile nel corso dei secoli.
Lessing non pone la distinzione tra Massoneria regolare e
Massoneria irregolare, non è la “regolarità” ciò che a lui interessa. Per
Lessing la distinzione netta è tra la facies[1]
massonica ideale, il sostanziale “essere” massone, e la persona[2]
massonica, la forma, il contingente definirsi massone. La massoneria
contingente, storica, è una gigantesca aporia dell’ “essere” massonicamente
definito, poiché non è con la forma che si viene a realizzare lo scopo della
massoneria. I ritualismi e le formalità del “fare” massonico, poiché
storicamente contingenti e in mutamento, contraddicono l’astoricità dell’
“essere” massonico”[3]. Questo scissura tra “fare” ed “essere” altro non è che
una degenerazione dell’idea di Libera Muratoria, causata dalla coesistenza e
complicità tra Libera Muratoria e società civile, religiosa e politica[4].
Lo stesso concetto di esoterismo, o meglio di via esoterica al perfezionamento
del Libero Muratore, è spartito tra una gnosi
fondata sul misterioso senso del simbolismo massonico e le attività dei massoni
che si perdono in fantasiose origini della Libera Muratoria, nello spiritismo,
nell’alchimia ed altre “bambinaggini”
simili, perdendo il senso vero della Libera Muratoria. Con queste attività si vanifica
la sua valenza essenziale di Opera che si svolge nei secoli con lo scopo ultimo
di emancipare l’umanità dai suoi mali. Queste attività pseudoesoteriche non
indagano sul mistero vero insito nella Libera Muratoria che è il senso nascosto
nei simbolismi e rituali, interpretabile solo alla luce dell’idealità
massonica. esse rappresentano una gnosi
volgare rispetto a quella eletta, che indaga sugli scopi della Libera
Muratoria, immanenti al segreto massonico. Uso il termine “gnosi” proprio per rappresentare una forma di conoscenza riservata
agli iniziati, mediante la quale si perviene al perfezionamento “spirituale”
del Libero Muratore.
La concezione ascetica della Libera Muratoria impregna il
pensiero lessinghiano. C’è un esasperato dualismo del “fare” e dell’ “essere”.
Nel fare si ritrovano quelli che “si dicono” massoni e nell’essere quelli che
“sono” massoni; tra questi si annoverano anche coloro che non sono iniziati ma
che pensano ed agiscono come massoni di sostanza. In questa rappresentazione lo
stesso concetto di iniziazione assume la valenza di percorso senza un termine
definito, tant’è che Lessing non dà alcun rilievo alle distinzioni in gradi del
percorso massonico. L’iniziazione non è una cerimonia, un evento, conchiuso con
La concezione lessinghiana della massoneria di forma, parte
integrante ed integrata di un mondo imperfetto, sembra riprendere la concezione
gnostica del mondo imperfetto e senza significato. Ma nei suoi Dialoghi Lessing
inserisce in tale mondo un quid
trasmutativo, capace di condurre alla salvezza; questo quid è
È evidente il carattere teleologico della Libera Muratoria che
Lessing elabora. Quando Lessing afferma, nel secondo dialogo, la “necessità”
sovrastorica della Libera Muratoria non la vede come necessità fine a se stessa,
ma solo rispetto ad uno scopo sovrastorico di emancipazione umana dai mali che
le forme d’organizzazione sociale esprimono. Queste forme organizzative, poiché
sono espressioni sociali delle naturali differenze tra gli uomini, sono causa e
conseguenza assieme delle disuguaglianze tra gli uomini. Lessing, da
illuminista e con una certa similarità agli utopisti della sua epoca, non
considera le disuguaglianze come dirette e sole conseguenze dei rapporti
sociali di produzione[7], ma invece come prodotto delle “naturali” differenze che
sorgono dal nascere e vivere in condizioni ambientali diverse. In questo senso
il concetto di potere e di subordinazione al potere sembra in Lessing quasi una
condizione naturale[8]. Le differenze ambientali creano differenze dei modi di
organizzare la società, di credenze religiose e quasi spontaneamente di
differenze in ceti sociali ed economici tra gli uomini. Lessing, non vedendo le
disuguaglianze come prodotto dei rapporti tra classi sociali non può che
preconizzare una forza esterna a questo mondo civile per trovare soluzione alle
disuguaglianze. Alla società, in senso generale, non può opporsi l’azione delle
stesse istituzioni sociali e dunque serve un qualcosa che è naturale, cioè
intrinseca all’essere umano e per questo universale. Ciò lo si ritrova
nell’aspirazione umana all’uguaglianza che si estrinseca in valori universali e
che viene fatta propria dalla Libera Muratoria. Quella di Lessing è una
concezione di “progresso“ che non si fa storia concreta, che non si realizza
con l’azione politica o istituzionale, ma che si fa teleologia antropologica in
termini di storia assoluta, dell’intera umanità. Nei Dialoghi non si fa cenno
al progresso come concetto esplicativo dell’evoluzione sociale, tuttavia
l’azione che
Teleologia immanentista
Il senso teleologico della Libera Muratoria in Lessing deve
essere ben inteso. Per il Lessing deista esiste un progetto a monte, un
principio organizzativo divino che dà senso alle leggi e ai fenomeni
cosmologici e quindi anche umani. La concezione deista implica che il principio
organizzativo divino viene riconosciuto razionalmente e che questo riconoscimento
avvenga quasi per necessità, essendo insito nell’essere umano. Lessing deista
nega quindi ogni necessità d’esistenza della chiesa come struttura mediatrice
tra il divino e l’uomo e nega la validità delle religioni positive o rivelate
che negano la funzione della ragione nell’esplorazione umana del trascendente.
Ma Lessing allarga questo pensiero anche al rapporto tra Libera Muratoria e
mondo profano.
Non c’è in Lessing un’aspirazione cosmologica, a lui non
interessa fare nei Dialoghi un discorso escatologico in senso lato, al limite potremmo
dire che Lessing propone una escatologia antropologica; in Lessing il Cosmo
altro non è che l’umanità e ciò che essa realizza. Ciò che gli interessa è il
fine ultimo, non dell’Uomo nel suo aspetto cosmologico, ma più semplicemente
dell’umanità qui ed ora; anche se il qui ed ora è inteso in senso
extracontingente. In altri termini, Lessing si pone la “necessità”
liberomuratoria di realizzare il Bene per un’umanità esistente e non
trascendente, fuori dal tempo e dalla realtà terrena.
Nel pensiero di Lessing, così come espresso nei Dialoghi, c’è
una concezione immanentista che concepisce l’Assoluto non in contrapposizione
ai fenomeni ma interno, immanente, ad essi. Intendiamoci, nei Dialoghi non si
parla di Assoluto, però nella teleologia lessinghiana si può desumere un
principio assoluto che è ben altra cosa che nel senso hegeliano; esso ha una
connotazione terrigna o meglio antropologica: è l’Uomo che è Assoluto di se
stesso[10]. L’Uomo ha in sé la capacità di
realizzare il Bene supremo. È una concezione teleogico-immanentista, forse più
vicina ad un Kant. Infatti, lo scopo della Libera Muratoria si realizza
nell’esperire umano dell’Azione esemplare. Il suo scopo si concretizza
nell’esperienza del ”essere” Libero Muratore, non è estranea al sé massonico.
La visione lessinghiana del senso dell’esistenza dell’umanità si
svolge come per un “principio antropico ultimo”, ove l’Umanità giustifica
l’esistenza dell’Universo, nel senso che l’Umanità sviluppa nel corso dei millenni
un’elaborazione intelligente del proprio finalismo che non può estinguersi. In
Lessing non troviamo una completa sistemazione di tutto ciò, ma solo uno spunto
di riflessione. Quando Lessing propone
Scetticismo poetico
Nel pensiero di Lessing, così come si mostra nei Dialoghi, il
mondo che chiamiamo profano, lo Stato,
Traspare in Lessing una visione scettica della realtà profana,
intendendola come incapace con i propri mezzi di eliminare i mali che
l’affliggono e che possono essere riassunti nelle disuguaglianze tra gli
uomini.
Infatti, proprio da questa matrice di profondo pessimismo della
capacità umana di darsi strumenti socio-politici e religiosi capaci di
realizzare i supremi valori umani, Lessing, con lo strumento cognitivo della poesia,
salta il limen, dell’incapacità
umana, ricercando e trovando nel pozzo profondo del sentire umano la soluzione
ai mali che opprimono l’umanità. Questo strumento cognitivo è la visione
ideale, quindi poetica, degli scopi liberomuratori. La gnosi liberomuratoria assume funzione demiurgica per l’umanità
dolente e
Probabilmente, quando il dr. Fabio Venzi, Gran Maestro della
Gran Loggia Regolare d’Italia, nei suoi scritti fa appello di ricerca
dell’origine storico-culturale della Libera Muratoria, concepisce tale ricerca
non come ricerca di mitologiche vetustà o di speculazioni pseudo-esoteriche, ma
la definisce in termini di ricerca di quella dimensione ideale d’identità che
attraversa i secoli e che viene “misteriosamente” raccolta ed elaborata dal
pensiero massonico. In questa idealità universale, ad un tempo umana e
liberomuratoria, risiede la valenza demiurgica della Libera Muratoria[14].
Polvere!
In Lessing appare prepotente e possente la valenza di riscatto
dell’Uomo nei confronti degli aspetti miseri ed epidermici delle sue opere
storiche. Conseguentemente, la considerazione che Lessing dà degli aspetti “esteriori” della Libera Muratoria è
coerente, essi sono niente altro che “Polvere!”,
come fa dire a Falk nel quinto dialogo.
Viene naturale porsi la domanda: se gli aspetti esteriori della
Libera Muratoria non hanno alcuna funzione utile rispetto agli scopi della
Libera Muratoria stessa, questa come si manifesta, ovvero come la si distingue
nelle sue forme da altre espressioni umane tese al perfezionamento
dell’umanità?
Lessing non dà una risposta, forse perché non c’è una risposta,
essendo
Lessing pone una visione della società umana che appare come incubo
infantile che ha in sé l’inquietudine del futuro prefigurato. È la immagine
d’un presente immanente rispetto al passato ed al futuro, che agli occhi
“adulti” del Libero Muratore deve essere negata in forza della Ragione.
Infatti, l’immagine della realtà umana per il Libero Muratore è visione, nel
senso preciso del termine, immagine dilatata nel tempo e nello spazio, visione
trattabile e modificante dall’Opera massonica.
Leggendo i Dialoghi di Lessing, la visione del mondo profano,
visione da incubo, è la visione di un’umanità condannata a convivere con i
propri mali e che da millenni si sforza inutilmente di trovare una via di
uscita. Lessing non è però uno gnostico “disperato ed ammirevole”[15], c’è in lui una scintilla di speranza
che è la speranza della Libera Muratoria, come viene citata nel quarto dialogo.
La sua è anche “speculazione ardente”[16], che tutto travolge, specialmente le
specificità contingenti della Massoneria nei fatti concretizzata.
Quella “speculazione ardente” è la scintilla di una gnosi innata, è l’uno intelligenti actu, che è insito nell’essere umano e gli
consentirebbe di salvarsi, Dunque, abbiamo da una parte un’umanità condannata e
sofferente e dall’altra un Uomo, come “essenza”, al contrario, salvifico per
l’intera umanità.
Quest’uomo è il Libero Muratore, comunque denominato nel corso
della storia. È un pater innatus,
caratterizzato dal suo pleroma, o
pienezza, inconcepibile museo di archetipi, di valori universali, di essenze
intelligibili.
La gnosi massonica è
un percorso di perfezionamento, di riconoscimento dei valori universali e del
suo essere pater innatus, e la
teleologia massonica è la tensione al “reale”,
l’emancipazione dell’uomo singolo per l’emancipazione dell’umanità intera[17]. Lessing non lo dice in questi
Dialoghi, ma la sua concezione della religiosità, espressa come “deismo” in
altre sue opere sulla religione, è un topos
innominabile, assume l’essenza della divinità senza nome, origini e volto: è il
G.A.D.U. massonico, maestosità spettrale.
La visione di questo universo ideale di cui
In tal modo in Lessing non appare una visione religiosa, strictu sensi, poiché manca tanto la
predestinazione quanto la dannazione o l’idea di un’eternità coercitiva della
divinità monoteista rivelatrice. Lessing così secolarizza
Verità e Tempo
In più parti dei suoi Dialoghi Lessing adombra il concetto di
Verità; questo concetto impregnato di equivocità nel pensiero massonico, anche
se mai esplicitamente affrontato da Lessing, è ben presente tra le parole di
Ernst e di Falk. Esso è concetto antecedente alla storia e rimarca le
differenze che negli Stati, nelle Costituzioni, nelle società, nelle culture e
religioni, hanno determinato il formarsi delle identità. Lessing è ben conscio
di questa realtà, ma confuta la “necessità” di tali differenze[18].
Lessing pone la realtà come dualistica in senso totale e
l’Assoluto non appare risolutivo o almeno, come già detto, è l’Uomo ad essere
Assoluto di se stesso, nel senso che è dall’Uomo che può nascere
Ciò è implicito nella prudenza con la quale Lessing critica
certi Ordini massonici e paramassonici, dandogli l’opportunità di riscattarsi
mediante l’affermazione che potrebbero essere strane vie confluenti inconsapevolmente
nella vera via massonica. Le “bambinaggini”
pseudoesoteriche avrebbero senso solo se volte a realizzare la “speranza”
insita nella via massonica. Questa speranza nasce in Lessing dalla sua
adesione ideale ed individuale alla Libera Muratoria. Pragmatismo ed idealismo
si fondono nell’osservazione della storia, dello Stato, della società e
dell’uomo come realtà da cui partire con un’Azione di perfezionamento. Il concetto
di Verità si deve fondare sulla conoscenza della verità storica, è questa che
fa accedere alla Verità universale; la conoscenza storica è dunque uno
strumento che si svolge per processo induttivo, nella direzione di una verità
di livello superiore. La verità storica in quanto strumento non è esaustiva,
anzi può essere considerata falsa agli occhi di chi tende alla Verità suprema.
Ciò è chiaro leggendo la parabola dei tre anelli, riportata nel Nathan, infatti, Lessing mostra il suo
disinteresse per le tre religioni rivelate; il problema per lui non è quello di
quale delle tre religioni è rivelata e vera, ma il problema è quello di
riconoscere la “rivelazione” in sé. Per Lessing questa risiede nell’io
interiore dell’uomo[24] e non in una chiesa; è in questo modo
che si è veri eredi e figli di Dio. La rivelazione è di tipo morale ed etico e
non religiosa, è questa morale superiore che rende false tutte e tre le
religioni[25] e nella quale gli uomini si affratellano.
Dunque,
Lessing riconosce con lucidità i mali che affliggono l’uomo e lo
Stato, ritenendoli mali risolvibili con l’Azione della Libera Muratoria. Egli è
scettico sullo stato e le istituzioni, incapaci di risolvere i grandi mali
dell’umanità, ma è fiducioso nei confronti dell’uomo[26]; questa fiducia è sostenuta dall’ideale
della Libera Muratoria come “lega” di uomini dotati di volontà di
perfezionamento. ogni uomo è rappresentazione del genere umano, la sua via di
perfezionamento è rappresentazione della via di perenne educazione dell’umanità
che segue diversi passaggi, l’ultimo dei quali è illuminato e sorretto dalla
Libera Muratoria[27].
Un altro tema adombrato anch’esso tra le frasi ora pacate ora
concitate dei Dialoghi lessinghiani è quello del Tempo. C’è il Tempo che è il
tempo della Libera Muratoria sempre esistita, come tempo ciclico e c’è il tempo
simultaneo, della Massoneria d’apparato. Lessing si riferisce a quello ciclico,
infatti egli apre le porte dell’eternità, senza nominarla, alle vicende umane
con l’idea della Libera Muratoria teleologica. È però questa una eternità
“nominalogica”, infatti, Lessing enuncia a chiare lettere l’eternità della
“realtà”, quella degli archetipi dell’umanità, presente nell’essenza
liberomuratoria e quella “nominalista” della negazione di quegli archetipi, che
fissa nel tempo ciò che invece nel tempo è fugace, espresso nella massoneria di
“forma”.
Richiamandoci a Borges, Lessing sembra concepire
È difficile comprendere siffatta concezione lessinghiana della
Libera Muratoria; l’oblio storico ha cancellato le sue origini confondendole
con quelle dell’uomo, essa sembra apparire come prodotto di una divinità insufficiente,
distratta, che manipola la materia inadatta, umana e la lascia lì a fermentare
in attesa di un qualcosa che neppure la stessa divinità preconizza. C’è però un
aspetto che sembra avvicinare Lessing ad un certo pensiero gnostico. Gli
gnostici lumeggiavano quella divinità insufficiente, come inferiore divinità
creatrice della materia, quale Scrittura che, rispetto all’universo, appare
essenzialmente debole. Da parte sua Lessing intende
Lessing svaluta in toto il mondo “profano” ed anche
Tuttavia Lessing non sfugge al paradosso di una idealità
liberomuratoria sostanzialmente buona che scaturisce da un mondo profondamente
malvagio. Le religioni risolvono il paradosso in molti modi, ma l’assenza di
religiosità chiesastica in Lessing gli impedisce di risolverlo all’interno di
un disegno divino di salvezza. Però, attenzione, il paradosso esiste se si
parte dal presupposto dell’esistenza di una religiosità universale, che Lessing
non vede realizzabile[32], e dunque il paradosso rimane, come un
fiammifero acceso, nelle mani dello stesso Uomo, in modo tale da costringerlo a
trovare in sé stesso l’energia salvifica. Dunque, se futilità c’è, questa è
nelle forme sociali ma non nell’Uomo in sé che invece è congenito e centrale
rispetto al mondo. Il coraggio del Libero Muratore si mostra in questa lucida
coscienza dell’insensatezza del mondo e delle forme organizzative della società
che si rivelano come futili.
La figura del Libero Muratore in Lessing assume le fattezze
dell’Uomo pichiano, colui che “gettato nel mondo”[33] si fa testimone di se stesso e si pone
al centro del Cosmo[34].
Malgrado ciò, Lessing a mio giudizio non risolve la
contraddizione tra la sua concezione di un mondo estraneo alla Libera Muratoria
e la concezione della Libera Muratoria come potenza demiurgica. Infatti, tale
mondo “profano” viene rifiutato da Lessing, esso è realtà che impedisce la
crescita spirituale dell’uomo, al punto da imporre a Lessing la visione della
Libera Muratoria come via ascetica, al limite amorale rispetto alla moralità di
una religione profanizzata, unica modalità di salvezza. Si pone il problema di
una morale e di un’etica liberomuratoria: essa esiste?
Etica liberomuratoria
Dai Dialoghi non sembra emergere una concezione dell’etica massonica,
anzi, se questa esiste, s’identifica con i valori universali umani che devono
essere applicati nella vita civile e politica e nella vita privata, poiché il
Libero Muratore opera in una condizione di astoricità e fuori dalle contingenze
politiche e sociali. Sembra quasi “l’uomo
straniero del mondo” di gnostica memoria. La via d’uscita è la “gnosi estranei”, come gli apparati
massonici della loggia, e che è di totale dedizione agli scopi liberomuratori[35]. La valenza fondante dell’etica
massonica è la sua universalità, tanto che si può percorrere la via del
perfezionamento anche senza essere stati iniziati. Dunque, Lessing non lega a
doppio filo l’etica massonica con la condizione d’iniziato. L’Uomo massonico di
Lessing somiglia stranamente allo Straniero di Camus, l’uomo che scopre la
felicità nell’aprirsi “per la prima volta
alla dolce indifferenza del mondo”. Massonica è la “ricerca” dei significati
misterici della simbologia e dei rituali massonici all’interno di un quadro
salvifico. Questa ricerca nelle profondità del segreto massonico diventa “via
al perfezionamento” del singolo Libero Muratore. L’etica massonica è il
percorso sul filo del rasoio: da un lato della lama c’è il mondo estraneo, sconosciuto
di cui non conosce le strade, dall’altra parte della lama c’è lo stesso mondo
ma che,ora percorso, non è più estraneo, con le attrattive del mondo straniero
nel quale si possono perdere le proprie origini. È nel recupero del ricordo
delle origini, della Tradizione, che il Libero Muratore può camminare sul filo
del rasoio dell’eccellenza esemplare. Per Lessing l’etica è il modo di vivere
esemplare del Libero Muratore, è questa sua etica che lo rende trascendente
riguardo alla vicende mondane. In tale quadro l’etica massonica per Lessing è
una via solitaria che non necessita di apporti.
Mi è difficile non vedere nell’indifferenza di Lessing per il
significato del mondo i germi del pensiero moderno che nega radicalmente ogni
significato all’esistenza del mondo. In Lessing manca il senso della divinità
trascendente e rivelatrice che giustifica il mondo o almeno l’essere umano. Per
questo ho accennato ad una amoralità lessinghiana, mentre si può parlare di
etica, anche se non in termini strettamente liberomuratori. L’etica di Lessing
nasce dalla funzione teleologica della Libera Muratoria, ma non è un’etica deontologica
poiché anche se guida l’Azione liberomuratoria però non è in questa Azione che
trova giustificazione, ma nell’universalità dei valori e del bene umano; quindi
dovremmo piuttosto parlare di un’assiologia massonica[36]. Questi tipo particolare di etica
lessinghiana pur ricercando le norme di condotta dell’individuo, e dell’intera
Libera Muratoria, in un contesto qualificante di universalità non rientra nel
campo dell’etica religiosa. Infatti, di questa non accetta la dogmaticità, la
pretesa di possesso della Verità, però di questa accetta l’universalità. Dunque
Lessing si pone in via intermedia, con un’etica dei valori che non si riferisce
all’Azione in sé e neppure all’obbligatorietà dell’Azione. Infatti, il Libero Muratore
si distingue non per ciò che fa ma per ciò che è, principalmente per la sua caratteristica
di iniziato la cui Azione è teleologicamente definita nel bene dell’umanità,
seguendo la via esoterica[37]. In altri termini il Libero Muratore
non ha una responsabilità morale, che si fonda sui principi deontici che
guidano l’Azione, il fare concreto. Anche se la distinzione tra etica e morale,
che sarà magistralmente enunciata da Hegel[38], è posteriore a Lessing, lui già pone
nei fatti, con i Dialoghi, la distinzione tra etica come governo dell’ “essere”
e morale come governo del “fare”. Il dualismo radicale di Lessing tra “essere”
Libero Muratore e “fare” il Libero Muratore fa perdere il senso della
distinzione tra ortodossia ed eresia, ed infatti
NOTE
[1]Facies: volto, aspetto, in latino
[2]Persona: maschera dell’attore, in greco.
[3]Ernst:
Falk::Li ha. Ma queste parole, questi riti e questi simboli non sono
[4]Falk: (…) Tante
quanto varie forme ha avuto la società civile, di altrettante non ha potuto
fare a meno di assumerne
[5]Falk: (…) … Secondo
la sua essenza,
[6]Hàvamà, 138-9 in G. Chiesa Isnardi, I miti nordici, Longanesi & C., 1991, p. 89.
[7]Anche se Marx riconobbe Lessing come intellettuale “non autorizzato”.
[8]Lessing è pienamente consapevole e critico della sua realtà socioculturale e, in quel momento, dell’impossibilità di cambiamenti risoluti, infatti, rifuggendo da ogni concezione eversiva e addebitando, a differenza di Goethe, alla nobiltà la violenza e l’arbitrio del dispotismo, si rifugia nell’ideale funzione stabilizzatrice d’un regime monarchico nazionale.
[9]Lessing fu fortemente influenzato da Hermann Samuel
Reimarus di cui pubblicò l'Apologie für die vernünftigen Verehrer Gottes
(Apologia di coloro che adorano Dio secondo ragione), uno scritto violento e
radicalmente deista, che si scagliava contro ogni religione rivelata (le verità
dell'esistenza di un Creatore buono e saggio e dell'immortalità dell'anima
possono essere scoperte solo mediante la ragione, e diventare così la base di
una religione universale), denunciava le assurdità logiche e morali del Vecchio
Testamento, considerava politicamente fallita la figura di Gesù come Messia e
pensava che il Cristianesimo fosse una frode perpetuata dai discepoli di Gesù,
di cui essi avrebbero trafugato il corpo per poi proclamare ai più ingenui
[10]“la strada su cui il genere umano giunge alla perfezione, ogni singolo uomo (chi prima e chi dopo) deve averla percorsa per suo conto” in L'educazione delgenere umano (1780).
[11]Questa sua concezione è ovviamente diversa da quella dell’immanentismo moderno o metafisico, dove c’è una concezione unitaria e non dualistica del reale e per le quali il principio (Dio, l'Assoluto) si attua nel mondo.
[12]Al punto che Nietzsche dirà di lui: “In verità quegli apprendisti non avrebbero avuto bisogno, come tanto spesso è accaduto, di imparare anche lo sgradevole manierismo del suo tono, con quel miscuglio di litigiosità e probità”.
[13]Dirà Nietzsche: “Sul Lessing «lirico» si è oggi unanimi: sul «drammatico» lo si diventerà”.
[14]
[15]Secondo la definizione che Borges dà degli gnostici.
[16]“Un uomo che non perde la ragione per certe cose, non ha una ragione da perdere”, da Emilia Galotti
[17]Sembra di ritrovare in questa visione il riconoscimento di un Borges degli gnostici come uomini “disperati ed ammirevoli, dediti a “speculazioni ardenti”.
[18]Possiamo dire, oggi, che la “necessità” delle differenze, disuguaglianze, tra uomini, negata dai principi liberomuratori, è negata dallo stesso pensiero profano così generalizzato nel perseguitare tutto ciò che è “differente”.
[19]“A costituire il valore dell'uomo è non la verità di cui chicchessia sia in possesso, o pretenda di esserlo, bensì l'impegno sincero che l'uomo ha profuso per scoprirla. E' attraverso la ricerca della verità, e non col possesso di essa, che le sue forze si fanno più grandi, e solo in questo consiste la sua sempre progrediente perfezione” da Lessing, Eine Duplik (1778).
[20]Dice H. Arendt: “la grandezza di Lessing non consiste soltanto nell’intuizione teorica che non può esserci verità unica nel mondo umano, ma nella sua gioia per il fatto che non ne esiste nessuna e che quindi il dialogo infinito degli uomini tra di loro possa continuare incessantemente finché esisteranno gli uomini” in L’umanità nei tempi oscuri, riflessioni su Lessing, in “Ka società degli individui” Quadrimestrale di teoria sociale e storia delle idee, n. 7 – 2000 Angeli ed., p.27
[21]Lessing è molto esplicito in Sopra la prova dello spirito e della forza (1777): “Com’è possibile che verità storiche contingenti siano la prova di verità necessarie della ragione?”.
[22]Per Lessing l’educazione dell’umanità per opera divina ha
una prima fase che è quella biblica, del popolo ebraico: fase “infantile”,
fatta di prescrizioni, di premi e punizioni. La seconda fase è quella del
Cristo, la fase “giovanile”. A questa deve seguire la terza, adulta, quella del
“ewingen Ewangeliums”. L’educazione del singolo è educazione dell’umanità,
perché ogni uomo rappresenta il genere umano. Essendo questo processo educativo
del singolo, superiore al tempo della sua vita ciò può avvenire nel tempo
immortale dell’anima. La guida che supera il tempo finito dell’uomo e si
proietta sul tempo dell’Umanità è
[23]Forse abbagliato dalle parole di Agostino “non ti cercherei se già, in qualche modo, non ti avessi trovato, e il cercarti è già vita e dolcezza dell’anima” in Confessioni, I, 1, 4.
[24]Lessing rigetta l’idea che
[25]Nello stesso tempo Lessing riconosce la patente di verità alle tre religioni sulla base della storia reale, scritta o tramandata oralmente.
[26]Se Hender ama l’Umanità, intesa astrattamente come espressione di sentimenti collettivi che si racchiudono in un’area geografica ed in un popolo, Lessing ama la società umana pur disconoscendo alle sue istituzioni organizzative la capacità di dare felicità ai cittadini.
[27]Un suo commentatore, Ecktein, ritiene di trovare nel pensiero di Lessing la figura del G.A.D.U. come “Educatore” dell’umanità. l’architettura dell’Universo è quindi da intendersi come ordine ideale. Secondo un altro importante commentatore, Findel, la squadra ed il compasso e gli altri strumenti muratori, simboleggiano le operazioni di ordinamento da dare all’Universo e all’Umanità. Ogni strumento usato trova compimento applicativo sotto l’ombra delle tre colonne della Sapienza, della Forza, della Bellezza. Queste tre colonne sostengono il Tempio dell’amore universale umano. In conclusione, nel Tempio massonico si raccoglie il patrimonio di sentimenti comuni di livello superiore che si celano nei simboli, allegorie e riti massonici.
[28]Il presente scritto ne fa fede.
[29]J. L. Borges, “La biblioteca di Babele”, Finzioni, Tutte le opere, vol. I, p. 687.
[30]Si veda in particolare il Quarto dialogo.
[31]“Dire caso è dire bestemmia. Niente al mondo è caso”, da Emilia Galotti, IV, 3.
[32]Ogni popolo, secondo Lessing, sviluppa una propria religione e non è concepibile, anche se auspicabile una religione universale. Lessing infatti, nel suo Sullo sviluppo della religione rivelata, dice: “la migliore religione rivelata è quella che contiene il minor numero possibile di aggiunte alla religione naturale”.
[33]Si legge nei testi mandei la domanda della Vita: “Chi mi ha gettato nell’afflizione dei mondi, chi mi ha trasportato nelle tenebre perverse?” ed implora “Salvaci dalle tenebre di questo mondo nel quale siamo stati gettati”, in Hans Jonas, Lo gnosticismo, SEI, 1991.
[34]Non possiamo fare a meno di notare come tale concezione umanistica e liberomuratoria di Lessing contraddica i timori di un Pascal all’idea di essere gettato nell’immensità di spazi ignoti che non lo conoscono, alla visone dell’uomo che non può sapere né ignorare totalmente; ma, anche di più, ponga la speculazione liberomuratoria come barriera alle successive elaborazioni del pensiero nichilista ed esistenzialista.
[35]In ciò troviamo interessanti somiglianze con lo Iaido, la via della spada dei guerrieri giapponesi medioevali, via interna al più ampio percorso del bushido, via del guerriero. Il bushido è eticamente caratterizzato da sette valori: Onestà e giustizia, Eroico coraggio, Compassione, Gentile cortesia, Completa sincerità, Onore, Dovere e lealtà.
[36]L'assiologia è termine derivante dal greco axia (αξια, valore), è la dottrina del valore.
[37]Ovvero la via del “segreto”, del senso occulto dei rituali e della simbologia massonici che è solo scoperta interiore indicibile.
[38]Etica e morale sono la traduzione dal greco e dal latino dello stesso termine: “etica” che deriva dal greco ethikos - “abituale”, “consueto”, “di abitudine” – derivante a sua volta da ethos (costume), mentre in latino il termine greco ethikos si traduce con moralis, morale, derivante da mos, moris (costume, comportamento). In epoca greca arcaica, il termine ethikos era strettamente connesso alle attitudini personali del guerriero (vedi Iliade e Odissea), alle sue scelte di comportamento, che lo portavano ad agire in un modo piuttosto che in un altro, cercando di attenersi il piú possibile al codice di valori (œqoj) allora vigente, ispirato all’eroismo e alla gloria individuale, non collettiva. Etiche erano, in questo senso, le regole, le norme cui gli eroi e i personaggi prestigiosi nell’ambito delle comunità dovevano ispirarsi. Se trasgredivano queste leggi non scritte, venivano puniti dagli dèi ed incorrevano nell’aspro biasimo della popolazione. Da allora in avanti – per molti secoli – la condotta dell’uomo, dell’eroe, è stata suggerita e guidata dall’opinione che la comunità si formava su di lui. In questo senso, l’Etica si identificava propriamente con il giudizio, la morale del popolo. In ambito filosofico, il termine ethikà (neutro plurale dell’aggettivo ethikos) entrò nell’uso con Aristotele, che con esso intitolò le sue trattazioni di filosofia della pratica. Da allora in poi, il termine è rimasto acquisito alla filosofia, che lo ha consacrato come termine tecnico per designare ogni dottrina che si venga elaborando speculativamente intorno al problema del comportamento pratico dell’uomo. Nell’antichità non si distingueva dunque tra etica e morale, essendo i due termini equivalenti e semmai collegati alle diverse “consuetudini” del mondo greco e romano: il comportamento “pratico” dell’uomo sembra essere legato all’abitudine, ai costumi del mondo in cui vive. Bisogna aspettare fino alla fine del Settecento, con Hegel (1770-1831), per trovare una distinzione tra eticità e moralità. Hegel identifica con il termine “moralità” l’aspetto soggettivo della condotta (ad esempio l’intenzione e la disposizione interiore), mentre definisce “eticità” quel insieme di valori morali che l’uomo ha realizzato e realizza nella sua esistenza (ad esempio le istituzioni, la famiglia, la società civile, lo stato, ecc.).
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