Quando il Maestro ascolta ...

… ascolto Federico:
" No. Non vorrei che entrasse nella sala quel terribile moscone della noia che infilza tutte le teste con un tenue filo di sonno e mette negli occhi degli ascoltatori minuscoli gruppi di punte di spillo."

e dico:

Che la mia poesia parli

col registro lieve e scattante dello zoccolo andaluso,

che tracci nell’aria saettanti lampi di lame d’ironia,

che dal sole annoiato rubi

la cenere piccante del sogno mai sognato.

A Federico chiedo: “dammi duende”.

Alla tua ombra, uomo,

strappo l’incalzare sonante del verso.

Fammi rapire, uomo,

l’istinto efficace del duende,

quando canterò la Parola

rivali non avrò col duende.

Ed i Fratelli diranno: “Ha duende!”

ed il suono nero del duende

scenderà a bagnarli.

La nostra azione è duende.

Potenza della Parola

nera di terra feconda.

Parola ignota al filosofo, duende

è respiro oscuro del poeta,

è potenza non agita,

è lotta non pensata, duende dice Federico.

Parola che non vive nella gola

che sorge dalla terra e

attraversa dai piedi il corpo

dice il maestro di chitarra.

Con il tocco pesante

dello stile sanguigno,

grido strozzato quello della Parola

che danza con le ballerine di Minosse.

sulle schiene affilate dei tori.

Che la mia parola

spazzi il cielo tenebroso del dubbio

sveli la cagna nera del diavolo amico di Dio,

uccida la scimmia di Cervantes.

Che la mia parola

passeggi barcollante tra i vicoli di Venezia

cantando ubriaca,

calpestando le rovine della ragione.

Che i miei versi siano i gradini

della scala salita da Nietzsche

verso la perfezione,

con il fiato rauco del duende.

Che la mia Parola danzi

con le ali dell’angelo

all’ombra della musa

ed inchiodi alla parete luminosa

d’una via di Cordoba

la mia ombra,

così potrò correre sulle onde del ricordo,

lento sanguigno respiro di duende.

Soffio di musa percuote la mia Parola,

la fa pesare come marmo e basalto.

Pericoloso è il duende che fa vacillare

la sintassi della mia anima,

e la beve.

La Parola è duende che non dà forma

e nel suo gorgo trascina

il rude eremita ed il lascivo mistico.

Che nel discorso lavano dio

con la liscivia del loro furore,

aprendo il paesaggio delle ottocento colonne

tra le regole dell’orto sacro,

tra le luci sanguigne delle stanze sacre.

Che la mia Parola sia lavata

dalla muffa di violette marce,

sfuggendo la paura del telescopio

dell’anima limitata.

 

Continua…Continua

Parola mia a danzare con duende

Poeta di strada

PRIMA STRADA

Cammino, passo dopo passo
cammino.
La mente vaga farfalla d’amore
non sa che vagare questo è il mio.
Perché amore?
Forse sola speranza
nel deserto della Fratellanza.
Fratellanza!
parola odorosa d’arena
dove il toro non capisce:
Perché sono qui?
Cosa vogliono?
Perché?
Ah! Pugnale sul dorso,
Ah! Altro pugnale.
Scarto, scrollo, niente, brucia
come il fuoco…



SECONDA STRADA

Pellegrino del nulla,

vaga, tu vaga

ma sai se quel vagar ha senso?

No. Non so dove è l’Est, dov’è l’Ovest.

Sapevo che quella era la via.

Ma dove? Davanti o dietro?

Grido, grido di dolore.

nel deserto dell’uomo

nessuno ascolta il mio grido.

Ma io uomo sono.

O forse no?

 

TERZA STRADA

Deserto pieno di ombre

a tutte dico Fratello.

Ma fratello di che?

Fratellanza, parola pesante

come pietra grezza

che piomba sul manovale

neppure apprendista.

Solo misero viandante

io vado

fragile fantasma

di speranze cercate.

La retta

La luce si tende
retta piatta

all'infinito,

alla perfezione

rimbalza sulla materia,

si piega a squadra

dà conoscenza.


Cantavi fratello tante canzoni

Cantavi Fratello tante canzoni
scolpendo la pietra.
Una scheggia è schizzata
il grembiule è macchiato di sangue.
La polvere s’alza ora nel cantiere
cosparso di detriti rossi di sangue
perché il tuo sangue
è il nostro sangue.
E noi ora con la livella
raddrizziamo le colonne,
con la squadra
ridiamo angoli alle pietre
con la cazzuola
le rinsaldiamo
con il compasso misuriamo
la grandezza del cuore
ora acuto ora ottuso.

Dice il poeta che i muratori sono cocciuti (1).

(1) Nazim Hikmet: “Nel sangue e nel sudore

Aprite fratelli la piccola porta

Aprite le orecchie Fratelli alla parola della Fratellanza dolente
Aprite gli occhi Fratelli al sangue che macchia i nostri grembiuli
Aprite il vostro cuore rinserrato dal chiavistello del giudizio

Vi scongiuro Fratelli, cercate prima l’amore della Amicizia e poi la Fratellanza.

Poi, se volete,

Intingete le vostre penne per scrivere le vostre tavole
Imbastite i ricami d’oro sui vostri grembiuli
Pitturate d’oro le vostre medaglie
Celate col velo della Fratellanza le vostre condanne.

Allora io vostro fratello potrò asciugare le lacrime che bagnano il mio grembiule di Maestro.

 
Il buio

Il buio scende. sull’anima mia opaca.
il freddo cinge il mio corpo,
silente, velo d’ignoranza.
La vista insegue la luce,
la luce s’è spenta.
Le candele una all’altra
son spente
dalla mano del Maestro.
L’orecchio si tende
alle parole sacre sfumanti
nell’oblio del non detto.
Il mio grido di dolore
chiede conforto
laggiù dal precipizio
del biasimo.
L’ultima scintilla di ribellione
ostenta quel che rimane
nella nebbia
del non essere.

L'apprendista
S
ono qui,
sull'orlo del sentiero.
il mio piede aspetta
d’essere messo
sulla strada.

Che gioia fratello!

Si, che gioia fratello oggi
hai dato a noi tuoi fratelli,
riunendoci sulle lievi ali
del tuo ricordo.
Abbiamo abbracciato i corpi caldi
dei tuoi figli ritrovando
nel loro il calore della tua fraternità
che ci avvince superando gli scogli sferzati
dalle onde della vita.
Si, fratello che gioia
ancora ci dai lasciandoci
e  ritrovandoti
nel perenne ciclo
della vita che va oltre la nostra vita.

 

La brama

Nell’occhio del Fratello vedo
la brama del trono di Salomone
lo chiamo l’imploro.
Perché Fratello
tu rifiuti il bicchiere di vino
il libro di versi
il pezzo di pane
implorati dall’ymam.
Non senti il calore del deserto
non senti il silenzio del deserto
non senti lo spazio del deserto.
Dolore
pericolo!
Pericolo dolore!
Fratello allungo la mano e sento
la mente bruciata dal vampa del deserto
la parola bruciata dal silenzio del deserto
la vista bruciata dallo infinito del deserto.
Il paradiso di chi siede a Nord tu fuggi,
i fiori del silenzio tu non vedi.
Fratello dammi la mano
guarda a me non ad Est.

 

La differenza

Dimmi Fratello.
Quale è la differenza tra Libero Muratore
e Non-Libero Muratore?

Ti rispondo Fratello.
Ascolta Fratello
            il silenzio addolcito
            dallo sguardo acuto
            di consapevole conoscenza,

ascolta le parole
smozzicate e cantilenanti del rituale
i passi incerti e confusi.

Annusa Fratello
            l’odore del sangue e del sudore
            mentre la pietra è scolpita
            e issata sul muro,

annusa il profumo di malva e ambra
le gambe accavallate
e la bocca serrata sullo sbadiglio.

Guarda Fratello
            nella profondità del cuore
            piena di canti gioiosi
            e l’occhio che scruta
            dietro la cima del monte,

guarda nel vuoto di un cuore
pesante del rame rubato a J e B
e l’occhio appesantito
dal brillare delle medaglie.

Ascolta Fratello
            il suono tintinnante
            del denaro sul vassoio
            estratto a fatica dalle tasche,

ascolta il fruscio del pennino d’oro
il profumo dell’inchiostro
che morbido si stende sull’assegno.

Tocca Fratello
            la stoffa lisa
            del vestito tramandato
            i polsini immacolati da mille lavaggi
            le scarpe lustrate con l’inchiostro,

tocca la preziosità
della stoffa ed i gemelli
d’argento incastonato di SeC,
le scarpe lucidate da mano scura.

Ascolta Fratello
            il sorriso
            di chi aspetta
            leggendo una poesia,

ascolta il suono smorzato
del braccialetto d’oro
sul panno verde.

Scopri Fratello
            il solitario silenzio della vedova,

scopri  il chiassoso chiocciare dello shoppimg.

Taci ora Fratello?

 

 La prima luce

La prima luce

Accende la seconda Scolta

La seconda luce

Accende la prima Scolta

La terza luce accende il Maestro

Il cammino è illuminato

La Parola sarà tua

se

Il passo è tuo.

 

L’umana parola

L'umana parola svela la sua intima consonanza sacrale,
il suo essere trascrizione del suono primigenio e creatore,
e si fa potere
è nella parola pura
ch'esplode l'epopea lirica del pellegrino errante nel
proprio cuore
è rappresentazione dei sogni che aleggiano all'ombra
dello stendardo
smosso dalle note dei bardi
è descrizione maliarda dello stemma del proprio ordine,
aperto all'atto creativo d'ogni costruttore
cantare agli antenati è portare rispetto all'Uomo
e in questo trovare la via del pensiero sacrale
che scorre come linfa vitale nelle vene dell'umanità.

 

Cerca Fratello la Parola

Cerca Fratello la Parola

cercala trovala in te

perchè cercare altrove?

il silenzio è il tuo deserto

tra i suoi granelli di sabbia

cerca

il tempio è il tuo mare e

tra le sue gocce salate

cerca

da nord a sud

da ovest a est

cercanel sussurro del tuo cuore

tu la trovi.

 

Il regolo di 24 “

Dal pensiero…..

IL REGOLO DI 24”

Il giorno, stadio solare della vita, è la condizione laica, il temporis occasio delle relazioni sociali volte al lavoro, alla costruzione di una società che ci appaga, alla nostra vita di struttura familiare. È la fase del pensiero logico e razionale, il rerum discrimen, quando si organizzano le azioni, quando si danno disposizioni, si ricevono regole, si offrono doni.

 

La sera poi arriva. È la res trepida,  il momento dei sentimenti e delle emozioni, quando si raccolgono i famigliari, si incontrano gli amici, ci si riunisce e si dà sfogo ai bisogni dei sentimenti. È la fase delle relazioni affettive, dell’espansione delle emozioni, è il tempo delle espressioni interiori, ci volge a se stessi come esseri emotivi.

 

La notte, infine, giunge. È lo stato mistico. È il raccogliersi nella mente interna. È l’occasionis captatio, il momento dello studio, dell’espressione della mente sublime, dei pensieri trascendenti.

È l’esplosione del pensiero-non-pensiero percosso dall’assenza degli stimoli materiali, il grave tempus della razionalità trascendente. L’io che esplode in una miriade di scintille dilavanti nell’universo, scivolando come lava luminosa lungo le vene e le arterie, che raggiunge il labirinto delle circonvoluzioni cerebrali, scava negli ardenti anfratti della mente, deflagra in zampilli di pura energia di razionalità emotiva.

 

Per ultimo, scende l’ombra della morte degli dei, tempus est animam efflandi, il sonno cala come il velo che tutto copre. Il corpo rallenta i suoi ritmi come le onde placate nella bonaccia, la mente si distende come una vela floscia nell’assenza di vento. La barca del pensiero va alla deriva trascinata dalle correnti dell’inconscio.

 

Finalmente, l’umbra confici, il disperdersi nelle ombre degli antenati.

 

Alla poesia….

IL CANTO DEL REGOLO DI 24”

 

Temporis occasio.

Guarda lì, ad Oriente, dove lo sguardo si vuol perdere,

la luce appare come stadio solare della vita,

la condizione laica dell’essere,

è mente trafitta dall’impellenza dell’Opera

è ordine sintattico di comunità che appaga

è immersione nel plasma dell’architettura familiare.

 

Rerum discrimen.

Guarda lì, ad Oriente, l’esplosione radiosa di ricorrenza di luce

Trasmutata in impeto di spirito coerente e funzionale.

in slanci d’azione orchestrata,

in disposizioni saettanti,

in regole afferrate

in offerte di doni.

 

Res trepida.

Guarda lì, alla sera che scivola nell’orizzonte del tempo consumato,

lasso di sentimenti ed emozioni,

odoroso tepore di corpi familiari,

inebriate parole d’alleanza umana,

lenta immersione nel recondito delle dimenticate sfere,

oscuro specchio di emozioni degustate.

 

Occasionis captatio.

Guarda lì, lo stato mistico ove tutto attorno s’avvolge

il mantello prudente della notte.

È racchiudersi nelle valve tutrici della mente interiore,

è espressione della mente sublime, dei pensieri trascendenti.

Percosso dalla privazione di stimoli tangibili

sbocca la polla sorgiva del pensiero-non-pensiero.

 

Grave tempus di razionalità transumante,

Guarda qui, io lucida stele di chimera svettante

sbocciato in miriade di scintille dilavanti nell’universo

scivolando come lava luminosa lungo le vene e le arterie

che raggiunge il labirinto delle circonvoluzioni cerebrali,

che scava negli ardenti anfratti della mente,

che deflagra in zampilli di pura energia di razionalità emotiva.

 

Tempus est animam efflandi.

Guarda qui, quando scende per ultima l’ombra della morte degli dei,

come nebbia che insinua il sussurro materno.

Ritmi del corpo come onde placate nella bonaccia,

mente distesa come vela floscia nella bonaccia dei sensi.

La barca del pensiero va alla deriva nelle correnti dell’inconcio

 

Umbra confici
finalmente, il disperdersi nelle ombre degli antenati

Note_________________________________________________________

Il tempo nel mondo latino,è molto complesso. Esso assume valenze disparate, mistiche e religiose, morali ed etiche, sociali e familiari, intime e manifeste e tanto altro ancora
Il temporis occasio
è il momento favorevole, propizio per avviare qualcosa di pratico.
Rerum discrimen
è il momento decisivo, quando la scelta rompe ogni indugio.
Res trepida
è il tempo della trepidazione, momento di emozioni ed affetti.
Occasionis captatio
il cogliere il momento opportuno in una situazione oscura, confusa.
Grave tempus
è il momento solenne, il tempo delle scelte che cambiano il destino.
Tempus est animam efflandi
momento della morte, quando l’anima soffia il suo sussurro ma anche momento dell’estrema liberazione dell’anima dal corpo.
Umbra confici tempo del colloquio con gli spiriti degli antenati.

 

 
La luce del sole si depone sulle mie spalle come manto regale

La mia anima come pagina bianca

è vergata dal calamo del mito

che risuona nel muggito delle onde del fiordo

e nello zoccolio soffocato del deserto.

Il sogno rapsodico  del mio sentimento

immerso nella solitudine

vibra in risonanza col suono iniziale

e trova il suo dire alla mensa del drago.

Dietro di me le orme che lascio mi seguono leggere

Dialogando gioiose con la mia ombra

alla luce dal lucore muggente

che s’abbatte su me rincuorando la mia ombra.

Nel baluginante crepuscolo

il mio sguardo smarrito

rimbalza e rotola sulle dune sfuggenti

cercando gli spiriti vestiti di leggero scintillio.

 

Mia parola antica 

 Mia Parola antica,

suono cadenzato e lento

come passo del chierico vagante

suono farfugliato e inatteso

come passo del giullare vagabondo

suono che risuona

attraverso le valli fatate della ragione,

i miraggi del pensiero determinato,

le gole oscure delle certezze assolute.

Mia Parola antica,

frugale azzardo

alla scoperta dell’inconsistente leggerezza

del pensiero migrante.

Percorso sofferente

senza rimpianti,

di tracce dei cari perduti,

d’idee agognate,

d’utopie urlate,

di pensieri scavati.

Mia Parola antica,all’ombra delle ali del drago

ritrovo le semplici note della natura

la mia unica meta

scandita nei suoni sacri,

ritmo nero e bianco

e per questo unitario,

cavalco la coda del drago

della scoperta del pensiero sapiente.

Mia Parola antica

evocatrice e provocante,

che rende dissonante l’anima

e la conduce e strattona

verso le regioni del non-spazio e del tempo circolare.

Ove serpeggia la lingua di drago

che scava i puri cristalli della conoscenza

immersi nelle sapienze nascoste,

oscure e taciute dei fulgidi modelli, spettri inaspettati tra gli uomini.

 

Non temere Fratello

 Non temere Fratello

Per la Parola perduta

Essa è eterna

 

Rievocando il Fr. Salvatore C.

 

L’Ultimo Scontro

Sul perfetto stallone della sofferenza glaciale,

sorvegli l’ignota contrada del nulla sospetto,

spasimante percorri con fiato cruciale,

mentre il sangue bruciante urla nel petto,

di amore vermiglio nel tuo cuore ribolli

il sentiero ignoto che tu solo controlli.

Con allarme affinato annusa l’insidia,

strappa la benda all’oscuro flagello

tu, che le spire infiammate della perfidia

non hanno frodato col nero martello

del martirio supremo, la mente glaciale,

innalza l’insegna del  tormento ferale.

Col rauco grido di guerra fremente,

sguainate sono le spade del perdono dal filo immortale

la spada nera della terra vitale

la spada bianca della saggezza natale

la spada rossa della gloria fatale

pronte a colpire il drago ruggente.

Scarta l’ostacolo, aggira il pantano

e vola a garretto ardente,

anelando con forza rovente

col sangue che pulsa fumante

il galoppo ricrea delle sfere infinite il moto coerente

nel sentiero ignoto che tu solo vedi lontano.


Tu, nostro fratello più amato


Tu, semplice come un foglio di carta di riso intonso

Tu, lasci asciugare le tue lacrime al tepore dell’affetto

Tu, hai bandito lo spirito maligno dal petto

Tu, guardi ora l’essenza con lo sguardo del felice responso

 

Tu, voli sulla tua esistenza di falco pellegrino con placido volo.

Tu, lasci scorrere gli eventi come alito fresco sulla pelle

Tu, ami con premura chi non scambia affetti da ribelle

Tu, alla fine ridi felice con noi ammirando il rosso bocciolo,

 

Perché la vita sono istanti di dolore,

Perché la vita sono eternità d’amore.

 

La Nuova Impresa

 Alla nuova impresa ti avvii senza voltarti

salgo allora sulla collina delle tombe eroiche

ove innalzo il tumulo di pietre nere

e seppellisco il mio cuore

e

lancio l'ultimo saluto che rotola nel nulla

dove alito di zefiro che scorre nel tempo

spazza i petali delle mie parole

e li dissemina nello spazio eterno

e

la tua tomba

non è nella sabbia

non è nella terra,

non è nel mare,

è nel nostro petto di semplici uomini.

 

Perché

 Perché Fratello

Perché?

Lasciami lì nell'angolo buio

Del nostro mondo

Lì nel senza tempo

A curare l'anima ferita

Lì nel senza spazio

Nel silenzio del maestro

Che tutto ignora.

 Si Fratello

Si

Obbedisco al richiamo

della tua Parola

Lascia che la mia Parola

Sia rituale ed il Silenzio

Copra il suono vano

Della mente confusa

Del passato dolente

 Che la Parola del Primo Maestro

Sia acqua lucrale

Che vesta d’innocente

Sapienza il grembiule

Sozzo di sangue

Senza colori lo voglio

Silenzioso scandisca i miei passi

Esitanti sul tappeto della vita

Col sorriso nello sguardo.

 

Il canto dell’iniziato

 Ho bevuto le acque di tutti gli oceani,

mi sono ubriacato di luci boreali,

ho dormito avvolto nei nembi equatoriali,

tra le onde congelate delle comete

ho pianto liquide rocce vesuviane,

il mio urlo ha percosso la foresta pluviale

il mio passo ha tormentato il marmo e il basalto

dalla perduta carovaniera verso l’ignoto.

Busso alla porta boreale

nudo come battito di ciglia e

il padre dei saggi china la testa tace e

il silenzio si adagia esile polvere sul mio cuore

e sento il soffio di passi lievi d’Antenati.

L’Evento discende intorno a me

immane istante di tempo, scintilla d’eone,

nel deserto ricolmo di sapienza assaporo l’oro vermiglio

del mio sangue sacrificale lavato dal bianco latte augurale.

Il mio alito vitale strappato

purificato dalla maestria dei colpi

dello scalpello di cristallo

traspare d’ultimata pietra senza fessura.

Io vapore benedetto asperso nel popolo iniziatico

brillo della luce livida delle mie tre spade

e tre colpi di tuono risuonano e dai principi di scolta

l’eco riecheggia tre volte e ancora tre volte.

Piane, le parole sempre le stesse immemori

scivolano sulle spirali del tempo,

scandite come frecce antiche in slancio stocastico.

Io lucida fiamma immota varco la notte sacra

consacrando le parole del silenzio solenne.

La tenebra mi avvolge soccorritore mantello,

il silenzio si erge a mia difesa affilato rasoio

d’oro e d’argento, lama di sole e di luna

coi neri raggi percuote lo scheletro dei sensi.

Nel cielo di luce siderale

notte ultima notte immota, densa come lava,

protetta dalle ali del drago le magmatiche orde

vanamente urlano agli spalti delle mura uraniche,

aspetto con la pazienza del predatore il messaggio delle stelle