Ape
Perdo la ragione
ape nel giardino del paradiso
m’inginocchio,
la testa nell’argilla della creazione,
ascoltando i suoni
della battaglia tra sole e luna
il loro sangue versato
è acqua di rose che irrora
la mia lingua arsa.
NEL DESERTO IO CAMMINO
Nel deserto io cammino
cammino coi piedi piagati,
voglia il cielo che io trovi
la pianta del paradiso,
staccherò il frutto della parola
lo spremerò
e il suo succo mi nutrirà.
Ero partito senza provviste
la morte era la mia compagna,.
a cavallo della parola
salivo e scendevo dalle dune
essa mi portava tra i widyān (1)
come la nave nell’oceano
salivo e scendevo sui crinali della vita
senza memoria tutto ricordando.
(1) plur. di Wadi – Canaloni del deserto
Universi
Universi d'esperienza
lontani dalla Parola
rimbalzano nel buio
sulle pareti del pozzo di tenebre.
Tempo
liquefatto
Nel tempo liquefatto
tra le livide pietre nuragiche appaiono
i diafani simulacri dei padri.
Mi dissolvo
Nella sera di luce incerta
il tuo amore mi
schiaccia
compresso nella
polvere
gemo l’amore per
te
solo una parola
riecheggia inutile
nel mio silenzio
riempito d’amore
perché?
Mi dissolvo in te
nell’atto d’amore
senza domande
senza perché,
canto dell'ultimo
respiro.
del mio io
nascosto.
Uno
Il mio nome è Parola
Come l’ombra sono senza corpo
Perché Uno è l’Essente
Lavo sempre le mani
Lavo sempre le mani
prima che il
passo varchi la porta.
Lavo sempre la
mente
prima che il
passo varchi la porta.
Le voci scemano
al mio orecchio
nell’istante del
raccoglimento.
Chino la testa
all’uscire del Tempo
e saluto
sorridendo lo Spazio dilatato.
Sempre sobbalzo
al colpo
del Primo Maestro
e mi sveglio al
richiamo delle scolte,
corpo composto
come morto,
respiro lieve
come bambino,
sguardo sul regno
ineffabile
nel silenzio
della mente
ascolto la
Parola.
Astaghfir Ullah
(perdonami o
signore)
Astaghfir Ullah
per non vedere il
tuo viso
Astaghfir Ullah
per non udire la
tua voce
Astaghfir Ullah
per non sentire
il tuo respiro
Astaghfir Ullah
per non averti
trovato sotto ogni granello di sabbia
Astaghfir Ullah
per non averti
riconosciuto in ogni goccia di pioggia
Astaghfir Ullah
per non averti
visto nel sorriso della mia amata
Astaghfir Ullah
per non averti
conosciuto nello sguardo di mio padre
Astaghfir Ullah
per non aver
stretto la tua mano nella mia
Astaghfir Ullah
per non aver
accompagnato il mio passo al tuo
Astaghfir Ullah
per ogni pensiero
triste che ti ho negato
Astaghfir Ullah
per ogni pensiero
felice che ti ho negato
Astaghfir Ullah
per aver chiuso
gli occhi alla luce dell’alba
Astaghfir Ullah
per essere uomo.
Sequenza
di specchi
Allungo le mie mani
immergendole
nella nebbia del nulla remoto.
afferro
l’indistinta essenza della mia vita
come in sequenza
di specchi
la vita scorre
rimbalzando
d’immagine in
immagine
perdendosi nel
fioco oscurarsi
della mente
rapita.
Le braci del pensiero
si spengono sotto
le ceneri
della storia
immobile,
il filo di fumo
del mio essere
si svolge lento,
inutile,
attratto dal
respiro delle stelle
nelle lente spire
dell’amore
perduto.
Molle s’abbandona
la volontà
nell’immemore
flusso sanguigno
del pulsare
cosmico
inseguendo
l’immersione
nell’acqua
rituale
della
dissoluzione
d’ogni simulacro.
Il passo del pellegrino
Col passo pesante del pellegrino, pesante
come il perdono,
nei secoli ho
esplorato il deserto del mio spirito,
tra i veri
miraggi dell’utopia
e le false oasi
delle nove verità.
la coscienza con
passo felpato mi ha portato
tra valli
imbiancate dal sale delle mie lacrime
e tra dirupi
montani dagli echi rimbalzanti delle mie sette risate,
Si è dissetata
alle acque amare della ragione.
la mente è
scivolata lieve come rugiada
sui petali delle
armonie dei miti sacri
come funambolo
circense ha danzato sulle sfere eufoniche
mille volte
cadendo mille volte danzando e cantando
con l’ossidianica
tenacia del mio popolo antico
seguo il passo
dei miei antenati dall’ombra dei querceti,
al sole ardente
del deserto libando lo stesso latte di capra.
Attento al
fruscio frondoso allo scricchiolio della rosa del deserto
il mio passo
lento scivola tra il buio e la luce del tempo mendace.
Riconosco nei
mulinelli sabbiosi delle cinque parole non dette
il segreto
silenzio dei pavidi affetti.
Ho vuotato la mia
umile ciotola
sulla sabbia crosciante al piede pellegrino
ed ora vado
mendicando tre chicchi di riso al serpente alato
mentre lui fugge
con rapidi lampi nella luce di fulgore regale.
La mia anima
La mia anima come pagina bianca
è vergata dal
calamo del mito
che risuona nel
muggito delle onde del fiordo
e dello zoccolio
soffocato nel deserto.
Il sogno
rapsodico del mio sentimento
immerso nella
solitudine
vibra risonante col suono iniziale
e trova il suo
dire alla mensa del drago.
I passi cadenzati degli antichi
lasciano orme che
mi seguono leggere
nel lucore
dell'alba ruggente
che si abbatte su
di me piegando la mia ombra.
Nel baluginante
crepuscolo
il mio sguardo
smarrito
rimbalza e rotola
sulle dune sfuggenti
cercando gli
spiriti vestiti di leggero
scintillio.
A Cordoba c’era la mia moschea
Lento,
strattonando le
briglie all’inquietudine
del profumo
piccante e speziato,
sorpasso le file
d'aranci ombrosi.
L'occhio
conciliato
scivola sul
liquefatto sentiero
che separa gli
ambiti terreni
delle sfere
celesti.
M'immergo
nell'ambra
mielata del colonnato fresco di un
tramonto interiore.
Ottocento
sono le unghie
che ghermiscono il sacro
trattenendolo a
me.
Granito rosso e
bianco
come il sangue e
l'ossa,
la vita e la
morte,
circuito sublime
d'umana
aspirazione.
Linee
d'ombra e
di luce
s'intrecciano con
sobrietà austera.
Ombra gentile
luce premurosa
che soffusamente
spingono
a piegare il
ginocchio
al
ringraziamento.
Nuoto ubriaco.
nella luce del
tramonto
rincorrendo
le fughe di
riverberi e segreti.
