Per noi Massoni, l’Azione muratoria possiede il carattere della progettualità e ogni progetto massonico è un’esplosione controllata dell’idea costruttrice della realtà circonflessa, in altre parole, di quella realtà che riconosce se stessa in un processo d’autocostruzione proiettata al di fuori di sé. Il carattere di questa concezione del reale si differenzia clamorosamente dal concetto profano del reale. Il reale massonico è progetto iniziatico, è azione che si definisce all’interno di una matrice concettuale extramaterica; è quindi realtà autodefinitoria, nel senso che non richiede di un confronto con altra realtà, perché operante nel campo della spiritualità; è in questa regione sublime che si definisce il reale e ciò che esula da tale regione è irreale.

Tuttavia, il Reale massonico, che si definisce nell’Azione massonica, non si esaurisce all’interno del campo spi­rituale, anzi inevitabilmente dilava come inarrestabile torrente di fuoco nella regione dell’irreale, del mondo profano proprio mediante l’Azione, azione che è Progetto. Da secoli, lenta ed inarrestabile, articolandosi su ma­trici geometriche che si dilatano nel tempo e nello spazio l’azione progettuale massonica trova significato nella dimensione creativa di un fondamento granitico, fisso ed immutabile: il fondamento sacrale della visione inizia­tica. In questo progetto lo scorrere delle figurazioni geometriche del nostro intelletto iniziatico si collega ed inte­gra in psichedelica alleanza con altre figurazioni intellettuali, estranee e captive di insolite e sconosciute dimen­sioni culturali, proiettate in una dimensione mitica, esplicativa della loro stessa funzionalità. Questa esplicita­zione si manifesta nel recupero delle dimensioni sacrali protostoriche che si connettono coi vissuti attuali. Il mito si attualizza e prende possesso del presente e, da parte sua, il vissuto attuale si mitizza riappropriandosi del passato, in un alternarsi di autoscoperte reciproche di cui non si possono prefigurare aprioristicamente i risultati e la cui configurazione è controllata dalla visione iniziatica sacralmente fondata.

Il progetto iniziatico disegna la mappa intellettiva a cui ogni massone si riferisce nel momento in cui edifica e rende operante il progetto stesso. Dilatando la sua azione nel mondo profano raccoglie e collega le figurazioni concettuali profane con quelle iniziatiche, arricchendo reciprocamente le une con le altre. Non esiste preclu­sione agli apporti profani proprio in nome della libertà di pensiero che caratterizza come uno dei valori capitali l’Azione massonica e quindi lo stesso Pensiero massonico.

In questo progetto si fondono le due anime, l’una, la definizione intellettual-razionale del progetto stesso e, l’altra, la fioritura ispirata, senza fondamenta cognitive, sola ed esclusiva sensualità espressiva delle emozioni animiche dello sconvolgimento umano. La prima è defini­zione intesa come lo scorrere maestoso e coerentemente cadenzato delle visioni lucide ed esaltate nella costri­zione orgasmica dell’incoerenza naturale che viene trasmutata in ordine matericamente scolpito. La seconda invece è definizione poetica del sentire progettuale. La gens iniziatica del mondo massonico, vivifica l’aspirazione progettuale con la lucidità dell’intelletto e con il calore del sentimento.

Nella cascata rutilante di visioni progettuali si nasconde la verità, in senso essoterico quanto esoterico, della fun­zione intangibile del concetto di sacro esplicitato nella dimensione mistica delle opere massoniche.

Ogni nostro atto, gesto, passo, verbo, ritualmente definito si appare (appare a se stesso) come sensibilità sottile della poesia del sacro. Paradossalmente è nella visione poetica dei nostri vissuti essoterici che si crea la dimen­sione mistica del nostro peregrinare sul filo della lama della storia. Ma questo peregrinare non è un andare espli­cativo proprio perché è un vissuto e non un costrutto. Nella visione poetica della nostra sensibilità sacrale, che ripercorriamo ad ogni aprir del tempio, si coglie l’ispirazione sistematica e sistemica del nostro agire massonico, dei molteplici principi progettuali tra loro luminosamente coniugati che illustrano il nostro ben agire. In quanto vissuto e non costrutto, i nostri percorsi essoterici si differenziano drammaticamente dagli stessi vissuti essoterici della gens non iniziata, infatti, a questi nostri percorsi essoterici si collegano ragionamenti e sentiti finalizzati al buon fare massonico prima ancora che al buon essere. È, infatti, nella costruzione della nostra via poetica e or­ganica al sacro che si perfezionano, passo dopo passo in continuo oscillare di costruzione e ricostruzione, i prin­cipi dell’essenza massonica. In termini sicuramente eccessivamente definitori, si può affermare che facendo massone­ria si costruisce l’essere massoni e non, come sembrerebbe, il contrario. Avendo definito l’essenza massonica come essenza fattiva, come essenza d’Azione non possiamo concepire tale essenza in una dimensione rigida, im­mutabile, inattiva. Questa sarebbe, ovvero rigida, immutabile, inattiva, se definissimo l’essenza massonica in se stessa prescindendo dal suo agire e non si comprenderebbe come potrebbe dar luogo ad un agire se non sempre uguale a se stesso, vano ed inconcludente nella sua fissità.

L’illuminazione iniziatica non è un atto ma un processo che, anche se appare come atto definitorio ed istantaneo, è tuttavia un processo di espugnazione di uno stato da tutelare e presidiare a fronte dei chiaroscuri inteseci ed estrinseci del e al proprio essere.

La via massonica nel suo aspetto peculiare di via al sacro è rappresentazione poetica ed insieme esplicativa della concezione teleologica dell’essere umano massonicamente inteso.Infatti, il massone si configura come tale, nella sua organicità, non come ruolo e neppure come status, davanti alle manifestazioni epifenomeniche dell’irrealtà profana.

Essendo indiscutibile che l’essere massonico non è un ruolo, non si deve neppure credere che l’iniziazione sia un’acquisizione di status; ritenere ciò sarebbe un ricadere in preda alle configurazioni profane del ragionare capzioso e captivo di un sociologismo inetto e vincolato alla materialità contingente. La concezione sacrale dell’atto iniziatico pone lo stesso atto fuori delle definizioni materiche, e profanamente costrette, dell’istituto massonicamente definito. L’iniziato, come concezione sacralmente definita, non ha ruolo e non possiede status, la sua è una condizione di rivelazione e in quanto tale si pone al di fuori dei termini socialmente e sociologica­mente definibili. L’iniziato massonico è la figura ultima dell’umanista, è l’artista e lo scienziato del progredire umano. Un tempo costruttore di edifici sacri, di quest’arte nei suoi aspetti esoterici ha perso la conoscenza, li­mitando il suo campo d’azione alla costruzione di esseri umani. In un certo senso ha contemporaneamente compresso e dilatato la sua opera. Da costruttore del sacro in pietra, ovvero della pietra che parla, si è trasformato in costruttore del sacro in carne, ovvero della “pietra che vive”, in senso simbolico. L’opera muratoria si è trasmutata dall’opera in pietra all’opera in carne, da edificio di muratura ad edificio umano. L’essere umano diventa per il Libero Muratore un edificio sacro da costruire con opera lenta, costante e ferma. L’umano, in quanto “essentia condenda”, ente in perenne costruzione, è l’opera mistica del massone, precisando tale valenza mistica come valenza priva delle li­mitazioni date da un qualsivoglia credo religioso.

La forza di quest’opera è proprio data dal suo assurgere a ma­nifestazione mistica senza togliere nulla alla concezione religiosa che ogni Libero Muratore può possedere e senza nulla costringere ogni altro Libero Muratore che si sente espresso compiutamente anche senza una concezione religiosa.

περ δει ποιησαι

                                                                                                 

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