Quando osserviamo un affresco o una miniatura di un codice medioevale la cosa che subito notiamo è la mancanza di prospettiva, la differente cromaticità e dimensione di certi elementi figurativi rispetto ad altri ed in particolare notiamo anche che la raffigurazione di una sequenza narrativa, che si sviluppa nel tempo, vede dislocati tutti gli elementi della composizione sullo stesso piano e nella stessa partitura spaziale. In altri termini, le sequenze temporali del discorso narrativo non si sviluppano in spazialità distinte, in diversi riquadri o se nello stesso riquadro in posizioni differenziate ma esse ci appaiono sullo stesso piano pittorico(1).
Fig. 1 Nella terza crociata (1191) Filippo Augusto assedia Acri. Si osservi la dimension e della figurra del re rapportata a quella dei suoi soldati, più piccola.
Ai nostri occhi moderni non appare con immediata evidenza la logica che collega tutti gli elementi figurativi rappresentati sulla scena. C’è qualcosa che ci crea difficoltà e laboriosità di comprensione. Non afferriamo la logica che può dare un senso al tutto, perché ciò che stiamo guardando è nel pensiero, nella tecnica e nella logica dell’autore un tutto, è una cosmogonia d’eventi, di fatti, di situazioni dentro una stessa argomentazione esplicativa.Con difficoltà accertiamo che ogni elemento trova spiegazione dalle relazioni con gli altri elementi. Apprendiamo che le raffigurazioni medioevali sono caratterizzate dal fatto che ogni evento dell’avvenimento è considerato significativo pari agli altri, è causale conseguenza degli altri, senza scissura logico temporale. Le categorie tempo e spazio sono dimensioni significanti diverse da come le intendiamo oggi. L’una e l’altra categoria interagiscono secondo logiche che non ci appartengono più. In realtà, la logica relazionale o circolare è un metodo logico che, dagli anni ‘50, stiamo recuperando dopo le critiche epistemologiche alla causalità lineare applica all’azione umana e in molti casi anche a quella dei fenomeni naturali. Nell’iconografia medioevale scopriamo che lo spazio è bidimensionale poiché i criteri di distanza e prossimità sono relativi non alla dimensione spaziale ma a quella culturale e di questa diventano simboli interpretativi. Ciò che è lontano è secondario, irrilevante e per questo rappresentato con proporzione inferiore rispetto a ciò che è importante e perciò raffigurato prossimamente e con proporzioni maggiori. La dimensionalità delle figure è la rappresentazione simbolica della loro rilevanza narrativa e/o dei significati relazionali che le legano.
Scopriamo che anche il tempo è elemento narrativo poco rilevante, secondario. La centralità è data dall’intreccio degli eventi che si autogiustificano reciprocamente. Il tempo non è elemento significante ma è significato dagli elementi rappresentativi; in altri termini, l’insieme sinergico dei significati degli eventi rappresentati dà significato al tempo.Ciò che interessa il narratore non è la sequenza di fatti, ma la relazione tra gli eventi che non necessariamente segue una determinata disposizione temporale. Non sono gli eventi con il loro incedere nel tempo che ci spiegano la conclusione della vicenda, ma sono le relazioni tra gli eventi il cardine interpretativo, la chiave che decodifica la conclusione della vicenda.Non esistono gerarchie d’importanza tra gli eventi che concorrono a definire la vicenda e dunque sono rappresentati tutti sullo stesso piano-sequenza. Sta all’osservatore-lettore scoprire le relazioni che intercorrono tra gli elementi della vicenda.Ad ognuno è dato di interpretare secondo i propri criteri e secondo le necessità contingenti.
Nel Medioevo l’essere umano vive qui e ora, ciò che è qui può essere contemporaneamente altrove e, in apparente paradosso, ciò che accade ora può essere causa di ciò che è accaduto ieri e conseguenza di ciò che accadrà domani. Conseguenza ed effetto sono distinzioni concernente il fenomeno e non al suo assetto temporale, come oggi lo concepiamo(2).
Fig. 2 Nell'immagine relativa alla
settima crociata con l'assedio di Damietta, osserviamodue momenti temporali legati a tre azioni: i crociati sbarcano dalle navi con un'azione d'attacco (prima azione), poi il crociato a terra attacca le mura della città (seconda zione) con gli assediati che si difendono (terza azione).
Le cause degli eventi e delle azioni umane così come le loro conseguenze ed i loro effetti li possiamo trovare lungo la linea temporale di una serie di eventi collegati circolarmente e non linearmente(3). Tutto ciò è rappresentato figurativamente sullo stesso piano-sequenza e la sua rappresentazione simbolica è data dalla mancanza di prospettiva.
Il qui e ora non consentono la dislocazione spaziale rappresentata nella cromaticità e dimensionalità degli elementi che non sono qui e ora: si veda il castello nel paesaggio che è lontano nello spazio e nel tempo e che è cromaticamente sfumato e sottodimensionato rispetto agli elementi centrali del discorso figurativo, che sono il qui ed ora, cromaticamente definiti, vividi e spesso sovradimensionati.
Perchè tutto questo discorso? I ragionamenti appena fatti hanno rilevanza ogni qual volta si vogliono analizzare i simboli. È necessario valutare che le simbologie antiche si fondano sui meccanismi culturali dell’epoca in cui il simbolo viene utilizzato. Un linguaggio simbolico medioevale non può essere interpretato con i criteri socio-culturali della nostra epoca. Devono necessariamente essere recuperati i criteri medioevali per comprendere quel linguaggio simbolico. Talvolta, i criteri socio-culturali si sono persi, riguardo ai simboli di epoche molto antiche o a sistemi culturali di cui si hanno conoscenze frammentarie. Quando la Libera Muratoria si impossessa di linguaggi simbolici che non appartengono alla propria epoca, più o meno consapevolmente, sta facendo una traduzione falsata di quelle simbologie. In altri termini, crea, sulla base di raffigurazioni antiche, dei nuovi significati, che nulla hanno a che vedere con quelli originali connessi al simbolo usato. Non considero ciò scandaloso, è un meccanismo di falsata ermeneutica ma che potremmo chiamare di rinnovata ermeneutica. In conclusione, lo stesso pensiero liberomuratorio che utilizza metafore, allegorie e linguaggi simbolici adottati tre e più secoli fa, proprio per la segretezza che avvolgeva questi fenomeni all’inizio della storia liberomuratoria ha ricreato nuovi significati, dando luogo ad un processo di modernizzazione che si spinge nel tempo. Ritengo che fra cento anni i Liberi Muratori concepiranno le stesse metafore, allegorie e linguaggi simbolici che noi usiamo oggi, in modo diverso, in parte perché faranno tesoro dei nostri studi ed in parte perché avranno diversi criteri ermeneutici.
Note
1 La sequenza temporale rappresentata non è quella: 1>2>3>4>5>… (non sono vignette di una storia che si succede) ma in esso coesistono eventi A-B-C-D-… ed ogni evento rappresentato è relazionato agli altri non in una sequenza temporale di causalità lineare (1>2>3>4>5>…) bensì in quella circolare (A-B-C-D-A’-B’-C’-D’-…).
2 Il Medioevo, quello Alto delle invasioni barbariche, ha una concezione del tempo profondamente diversa da com’era vissuto prima (in epoca d’espansione imperiale) e da come sarà vissuto dopo (in epoca di contrazione del potere imperiale, epoca di formazione e stabilizzazione dei regni barbarici in Europa). Comprendere e spiegare le vicende storiche, gli atti e gli avvenimenti di singoli e di intere collettività, applicando una logica pre o post medioevale ci porterebbe a non comprendere i significati di ciò che si osserva. L’iconografia dell’Alto Medioevo è la rappresentazione del vissuto temporale dell’epoca e a quello dobbiamo uniformarci.
3 Nella causalità lineare il fattore 1 si combina con il fattore 2 dando luogo al fattore 3 che si combina con il fattore 4 dando luogo al fattore 5. Tutti i fattori sono legati l'uno all'altro come l'uno causa dell'altro e l'altro come conseguenza dell'uno. Nel processo di causalità circolare nell'evento sono presenti i fattori A, B, C ove A si relazione a B dando luogo a C, ma l'apparire di C altera la condizione d'esistenza qui ed ora di A e di B che si mutano in A' e B' e la cui relazione altera C nel suo qui e ora mutandolo in C' e così via fin tanto che il sistema ha ragione d'esistere o fin quando le relazioni vanno sfumando perdendo vieppiù rilevanza.
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ὅπερ ἔδει ποιησαι
